Il decesso di una persona cara all’estero è un tragico evento che coglie tutti impreparati. Sempre più persone perdono, infatti, la vita a causa di una calamità naturale, un attentato terroristico o una tragica fatalità o semplicemente perché hanno cambiato Paese.  Il bisogno di vivere il dolore si contrappone, in queste circostanze, alla necessità di adempiere, nei tempi più brevi possibili, le pratiche e ale incombenze richieste dalla burocrazia. L’unità di crisi del governo italiano, nei primi due casi, sostiene e aiuta i familiari che, nella terza eventualità, sono invece costretti ad affrontare un iter lungo e complicato, che comporta la redazione di documenti funebri da parte delle autorità competenti.

Che cosa bisogna fare in caso di morte di un cittadino italiano all’estero

La scomparsa di un cittadino italiano in territorio straniero deve essere trascritta in Italia e per far questo sono indispensabili:

– l’originale dell’atto di morte che, tradotto in italiano e legalizzato, viene rilasciato dall’Ufficio di Stato Civile competente;
– i documenti che dimostrino, in caso di mancata iscrizione del soggetto allo schedario consolare, la cittadinanza del defunto (passaporto italiano o certificato di cittadinanza).
I Paesi che, l’8 Settembre 1976, hanno aderito alla Convenzione di Vienna sono esenti dalle pratiche di traduzione e legalizzazione e rilasciano, quindi, un attestato multilingue.
Il decesso del congiunto deve, inoltre, essere immediatamente comunicato al Consolato Generale o all’Ambasciata Italiana al fine di ottenere il nullaosta per il rientro della salma.

Procedura per il trasferimento del corpo

Il trasporto in Italia richiede l’emissione da parte dell’autorità consolare del cosiddetto passaporto mortuario.
Questo documento viene rilasciato presentando:
– il certificato di morte;
– la licenza del comune italiano dove si intende procedere con la sepoltura o la cremazione della salma;
– una relazione sanitaria che garantisca il rispetto delle norme igieniche per motivi di sicurezza;
– un atto che certifichi l’assenza di condizioni infettive di origine endemica, che potrebbero determinare la diffusione di possibili epidemie.
Il console deve, infine, apporre i sigilli nel caso in cui la morte sia sopraggiunta in uno dei paesi che non ha sottoscritto la Convenzione di Berlino.

I costi da sostenere e a chi rivolgersi in caso di necessità

La redazione dei documenti funebri all’estero è solo una piccola parte della lunga e triste procedura che le famiglie si trovano ad affrontare. Far rientrare la salma in Italia richiede, infatti, tempo e disponibilità economiche. Il costo del trasporto si aggira intorno a 3.500 euro, ma in taluni casi può arrivare a toccare punte di 5.000. Banche ed assicurazioni consentono, comunque, di sottoscrivere polizze che prevedono la copertura delle spese di espatrio del corpo. Alcuni stati hanno dato il via, attraverso i consolati, all’istituzione di un fondo in cui vengono convogliati i contributi per il rimpatrio delle salme dei lavoratori italiani all’estero, che partecipano con la loro manodopera a creare ricchezze nel paese che li ospita. Un aiuto importante arriva, infine, dalle agenzie funebri che si fanno carico dell’intero iter e dalle associazioni di italiani residenti all’estero che sostengono ed assistono i congiunti.