La morte di un genitore rappresenta un momento molto buio nella vita di una persona. Tuttavia, nonostante si tratti di una situazione difficile e molto dolorosa, la sofferenza non deve impedire a un figlio di occuparsi in modo appropriato di tutte le incombenze legate proprio al decesso di un genitore. Ci sono situazioni e pratiche da affrontare subito, con grande lucidità mentale e in maniera ordinata, per non rischiare di pentirsi nel tempo delle scelte compiute o magari rinviate. Cosa fare, allora, dopo il decesso di un genitore? Vediamolo assieme, caso per caso.

Decesso di un genitore: le questioni economiche

Una delle prime cose da fare è sicuramente informare l’istituto di credito in cui il genitore aveva il proprio conto corrente; la comunicazione va fatta di persona o tramite posta raccomandata, così da dare modo alla banca di bloccare il conto del defunto, pagamenti compresi e impedire eventuali accessi non autorizzati. Questa operazione è molto importante, soprattutto nel caso in cui ci sia un’eredità, per fare in modo che nessuno, soprattutto chi potrebbe essere stato escluso da un eventuale testamento, abbia libero accesso al conto in banca. Il blocco del conto, tuttavia significa anche che l’eventuale pensione (o lo stipendio nel caso in cui il genitore sia morto improvvisamente e in giovane età), non verrà accreditata in banca. Nel caso in cui il genitore fosse un pensionato, l’Inps va informato immediatamente del decesso, senza dare per scontato la comunicazione da parte del medico che notifica la morte. Se è vero che dovrebbe essere proprio il dottore a informare automaticamente l’Istituto di Previdenza, è vero anche che è meglio controllare che questo sia realmente avvenuto. Difatti, gli eredi hanno diritto di ricevere la cosiddetta pensione di reversibilità, o la pensione indiretta se il genitore defunto era un lavoratore. Infine, la questione della successione, quella forse più complessa da gestire per un figlio. Entro un anno dal decesso bisogna presentare la dichiarazione per la successione, registrandola presso l’Agenzia delle Entrate. Questa dichiarazione è obbligatoria se l’eredità comprende dei beni immobili superiori ai 100.000 euro di valore. Questo documento, naturalmente, prevede anche delle tasse da pagare all’Agenzia delle Entrate.

Le questioni pratiche dopo la morte di un genitore

Ci sono, poi, delle questione più logistiche che economiche da affrontare, a cominciare dall’automobile del defunto. Anche questo rientra tra i beni dell’eredità e bisogna quindi cambiare il nome del proprietario dell’auto, rivolgendosi a un ufficio Aci o direttamente al Pubblico Registro Automobilistico che rilascia un nuovo certificato di proprietà e aggiorna il libretto di circolazione. Per questa operazione le spese si aggirano attorno ai 300 euro nel caso in cui si tratti di un’auto di piccola cilindrata. Se, poi, il defunto abitava da solo in casa, bisognerà pensare alle utenze che andranno eventualmente passate anche queste all’erede attraverso l’apposita voltura. Anche qui, ci si dovrà rivolgere alle società che gestiscono l’energia elettrica, il gas e l’acqua. Infine, rimane anche il canone RAI, aspetto che può sembrare di poco conto, ma che essendo legato alla bolletta di energia elettrica, passa direttamente al nuovo intestatario dell’utenza, a meno che quest’ultimo non abbia già un canone tv intestato a suo nome. Infine, un caso magari che non riguarda proprio tutti, soprattutto in Italia, ma comunque da approfondire è il possesso di un’arma da fuoco del defunto. Anche per questa eventualità dovrà essere l’erede a comunicare la morte del genitore alla Questura o al Commissariato della propria zona entro il limite delle 72 ore. Chiaramente, nel caso in cui si possegga un porto d’armi, si può anche decidere di tenere con sé l’arma dichiarandola.